Nuclei territoriali antimperialisti, chi era costui?

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Valentina Avon per Diario, 5 maggio 2006

Quando gli Nta rivendicarono l’omicidio di Marco Biagi. E tante altre cose. Come ti costruisco l’allarme terrorismo negli anni Novanta.


I Nuclei territoriali antimperialisti «faso tuto mi»
Per dieci anni gli Nta sono stati l’incubo degli inquirenti. Hanno rivendicato assassinii ed esplosioni, bruciato auto e prodotto risoluzioni strategiche, prese sul serio anche dalle nuove Brigate rosse. Ma era tutto una clamorosa beffa, messa in atto da un pubblicista megalomane «poeta e cantante»

Questa storia comincia con una caffettiera, riempita di polvere pirica e piazzata in una notte di metà gennaio del 1996 sotto l’auto di un militare americano della base militare Usaf di Aviano parcheggiata a Spilimbergo, provincia di Pordenone.

Gli esplosivi sono nella storia del Friuli, come i ragazzini che fanno saltare in aria barattoli, secchi, bidoni, nelle campagne o nei letti dei fiumi inariditi, le grave del Friuli. Esplosioni più o meno innocenti, ne sanno qualcosa le lucertole ma anche i gatti, hanno accompagnato la crescita di tanti piccoli friulani, insieme al rombo degli aerei, ai lanci dei paracadutisti, ai segni lasciati sull’asfalto da intere colonne di carri armati, ai crepitii infuocati dei poligoni di tiro, a intere polveriere accidentalmente saltate in aria. Ogni paese una caserma, oggi la leva è stata abolita, l’esercito si vede di meno e le esercitazioni si fanno all’estero, ma se a nominare il Nordest la prima cosa che viene in mente sono i capannoni, a nominare il Friuli ancora oggi capita di sentirsi rispondere: «Ci ho fatto il militare».

Terra di confine, di epiche storie di guerra, di partigiani, di servitù militari, ma anche di Gladio, di unabomber, e infine di Nuclei Territoriali Antimperialisti, della più incredibile beffa giocata a inquirenti, giornalisti e perfino terroristi che si ricordi in questo paese e non solo. In verità non tutti ci hanno creduto, il giudice (ora deputato) veneziano Felice Casson per esempio non ci ha creduto mai: «non erano brigatisti nella testa» dice oggi, anche se i suoi sospetti portavano a servizi, depistaggi, torbide manovre, certo non a un banale giornalista pubblicista che vive alla giornata e due altrettanto banali amici.

Se la storia dei Nuclei Territoriali Antimperialisti non si fosse intrecciata nei nove beffardi anni della loro carriera con il terrorismo vero, quello che ha lasciato sul selciato D’Antona e Biagi, ci sarebbe da ridere. Nei corridoi dei tribunali oggi si ride anche, ormai la storia dei Nta è pura aneddotica, gli unici ad avere poco da ridere sono gli imputati, i tre udinesi Luca Razza, Gianantonio Pigat e Gianluca Cosattini. Chiuse le indagini, l’udienza preliminare è fissata per il 26 maggio al tribunale di Trieste. Il solo Luca Razza è indagato per 70 reati: per l’accusa lui ha redatto i documenti, lui li ha lasciati nelle cabine telefoniche o inviati alle redazioni, lui ha fatto le telefonate che indicavano dove trovarli. Dieci anni, una trentina di documenti, cinque azioni incendiarie, tutte nel Nordest. Indagini, servizi di protezione, relazioni al parlamento, dichiarazioni allarmate e a volte avventate, fiumi di inchiostro. Che spreco.

Welcome Clinton

Il vero esordio dei Nuclei sta in un piccolo volantino con la stella cerchiata a cinque punte, trovato in due paesi nella provincia di Pordenone, Sacile e Vivaro: «Nuovo ordine mondiale, Bosnia, nucleare e Aviano». Un mese prima, a fine novembre ’95, gli accordi di Dayton hanno segnato la fine della guerra nei Balcani, un mese dopo è scoppiata la caffettiera: «Welcome Clinton», la rivendicazione è un omaggio al presidente degli Stati Uniti in visita ai militari di Aviano, i Nuclei la fanno trovare a Gorizia, dopo una telefonata al Piccolo di Trieste.

Gli inquirenti cominciano ad avere qualche brutto pensiero. Il terrorismo in Italia negli anni ’90 non preoccupa (quasi) più nessuno. Sancita la ritirata strategica, smantellate le Brigate rosse, finiti gli anni di piombo, l’ultimo omicidio brigatista risale al 1988, quando a Forlì sparano al senatore democristiano Roberto Ruffilli. Qualche preoccupazione è venuta per l’esplosione all’una di notte del 10 gennaio 1994 di quattro kg di tritolo al Nato Defence College di Roma, a firma Nuclei comunisti combattenti. Un anno dopo, sempre a Roma, due uomini, toscani, vengono fermati in motorino per un controllo di polizia, si dichiarano prigionieri politici e militanti dei Ncc. Nello stesso periodo una certa Nadia Desdemona Lioce decide di entrare in clandestinità.

E’ in questo panorama che entrano in scena i Nta, che nel ’96 fanno trovare altri due documenti. Nel secondo, Antimperialismo fra recessione e strategia della tensione nell’Italia dei primi 100 giorni (sono passati cento giorni dalla caffettiera), il dito Nta punta sulle «camicie amerikane del feticcio-sudaticcio Veltroni», le «pesanti pedalate del professore-ciclista Prodi», i «folli disegni secessionisti della Lega», e incredibilmente sulla «strategia della tensione»: le bombe «ormai le mettono folli e improbabili amerikaneggianti unabomber». Giù le mani dalla caffettiera, «opportunamente mischiata alle “bombe” pordenonesi e balneari dei servizi».

Luca Razza, pur essendo sfuggito per quasi dieci anni alle indagini, non è persona molto discreta. Oltre a Pigat e Cosattini, direttamente coinvolti in alcune azioni, della sua azione incendiaria erano al corrente altri amici, in sei verranno sentiti dopo il suo arresto, racconteranno che sì, qualcosa sapevano, ma non credevano che Razza fosse sinonimo di Nta: credevano fosse unabomber. La faccia del pm Luca Marino conserva ancora l’originale stupore: unabomber, quello che semina esplosivi nei supermercati, negli ovetti Kinder, che colpisce i bambini, che vuoi che sia?

Il 1997 dei Nuclei si apre con alcuni sacchetti di benzina che a maggio prendono fuoco a Udine, nel parcheggio di una concessionaria Toyota (a Lima, nel Perù del presidente Fujimori, è stato trucidato il commando di tupac amaru che da dicembre aveva occupato l’ambasciata giapponese prendendo alcuni ostaggi) e si chiude con il loro avvento sulla ribalta nazionale: la Risoluzione  Strategica 01/b viene fatta trovare a Roma, oltre che a Mestre. Analisi della situazione internazionale, ruolo della Nato, dell’Onu e della Ueo, nuovo modello di difesa italiano, due inchieste sulla situazione del Paese, fronte lavoro e fronte politico, riassunto di azioni e documenti Nta, in tutto 17 pagine pagine, chiuse da un lungo elenco di possibili obiettivi (intercalati da alcuni omissis che allora fecero spremere non poche meningi): tecnici, politici, giornalisti e intellettuali, c’è anche Susanna Tamaro. Lo sbarco nella capitale sarà poi interpretato come la volontà, se non il segno, della saldatura con le Brigate rosse.

Nel 1998 la firma Nta compare sotto un altro paio di documenti, trovati sempre nel pordenonese, ma la celebrità arriva nel 1999, per un singolare tempismo, che spariglierà non poco le carte di inquirenti e giornalisti. Il 24 marzo, al calare del buio dalla base di Aviano si alzano gli aerei, l’Alleanza atlantica va a sganciare le prime bombe: è l’inizio della guerra del Kosovo. Alle 23.12 da un locale pubblico di Udine una e-mail parte per arrivare nel computer della segreteria di redazione di Repubblica, a Roma. Il mittente è un certo Nicola, l’indirizzo nta@freemail.it, l’oggetto Comunicazione di B.R.-P.C.C. e N.T.A. di ripresa Lotta Armata.

Primavera rossa

Nel testo si annuncia «il prossimo dispiegamento dell’offensiva rivoluzionaria denominata Primavera Rossa»: Razza sta pensando alle auto a cui darà fuoco nei giorni successivi, ad Aviano (un’altra caffettiera) e a Cordenons, sempre in provincia di Pordenone.

Il 6 maggio dalla spiaggia friulana di Lignano Sabbiadoro parte un fax per l’Ansa di Roma: «Campagna Primavera Rossa - Documento n° 2», i Nta farfugliano di una «attuale fase che connatura l’inevitabile ricorso dello Stato verso politiche di carattere sempre più antiproletarie e sommariamente contenute nell’impalcatura variabile del cosiddetto “Patto sociale”, nei progetti confindustriali e in quelli sindacali sempre più orientati al consociativismo».

L’11 maggio ecco altre due paginette: «Campagna Primavera Rossa - comunicato n. 3». Pochi giorni dopo, il 20 maggio, a Roma viene ucciso Massimo D’Antona: la grottesca sparata sulla Primavera rossa finisce in evidenza sui tavoli dell’antiterrorismo e sulle pagine dei giornali, i Nuclei Territoriali Antimperialisti sono finalmente famosi.

A fine anni ’90 Luca Razza ce la sta mettendo tutta per diventare qualcuno, ma nulla gli riesce bene come quello che combina nell’anonimato. Nel ’96, dopo un’esperienza milanese nel settimanale Vita (il padre di Razza, la cui morte lascerà nel figlio un vuoto spaventoso, era giornalista) torna in Friuli, «con una grande amicizia in più: quella di Franco Califano, maturata a Milano fra il Bolgia Umana di Enzo Jannacci e, a Roma, nella bella domus califaniana di Primavalle» (sintassi originale di Luca Razza, che una volta smascherato ha messo la sua autobiografia in un sito, oggi irraggiungibile). Un paio di anni dopo, nel ’98, lancia nel web un appello in difesa di Califano, che sarebbe stato diffamato da una trasmissione Mediaset, con la firma di diversi gruppi di destra e di fondamentalisti cattolici, fra cui i comitati veronesi Principe Eugenio e Famiglia e Civiltà, Forza Nuova, l’associazione Semper Etero.

Nell’avviso di fine indagini emesso dalla procura di Trieste si parla di altre conoscenze, di Giuseppe Maj dei Carc, i Comitati d’appoggio per la resistenza e il comunismo, coinvolti a fasi alterne nelle indagini sul terrorismo, ma per il procuratore Giorgio Milillo «Luca Razza è un tipo curioso che ha frequentato Maj così come ha frequentato Franco Califano». Nel ’98 Razza si candida alle amministrative di Udine per la lista del movimento di destra Sos Italia, dove prende un solo voto. Nel frattempo collabora come giornalista pubblicista con Gazzettino, Messaggero Veneto, Giornale di Brescia, canta nel gruppo heavy metal Mentally Ill (letteralmente: mentalmente malato), ogni tanto pubblica delle poesie. Diventerà famoso per tutt’altro.

Come Nta, il pubblicista poeta e musicofilo Luca Razza coltiva un’altra passione: la rivendicazione degli attentati altrui. Nei documenti del ’99 vengono citati i falò di un’auto e di due sedi Ds a Vicenza, e di un’altra sede Ds a Roma, quartiere Monteverde, ma dopo gli arresti del 2004 si accerterà che l’auto di Vicenza era bruciata «per una storia di corna, o di usura, insomma una faccenda privata» come raccontano in procura a Venezia, per gli attentati incendiari contro le sedi Ds si procede ancora contro ignoti. Razza aveva sentito le notizie al telegiornale e se l’era appuntate. Le vette dell’irresponsabilità le raggiungerà però con la bomba di Rialto, al Tribunale di Venezia, un paio di anni dopo, e un anno dopo ancora con il colpo da maestro: la rivendicazione dell’omicidio Biagi fatta trovare a Verona 24 ore prima che dai computer uscisse la vera rivendicazione delle vere Br.

Rivendicazioni e svarioni

Dopo D’Antona, a fine ‘99 i Nuclei ritornano con dieci pagine, che iniziano con l’annuncio di una prossima risoluzione strategica. Analisi geopolitica, riassunto della propria esistenza, elementi di storia della lotta armata, ma con un brutto errore: scrivono «Tyetmayer», Razza sbaglia il nome di Hans Tietmeyer (Segretario di Stato al Ministero delle finanze tedesco, nel 1988 le Br e la Raf gli spararono con un fucile a pallettoni, ne uscì illeso). Ciampi è da qualche mese presidente della Repubblica, D’Alema presiede un vacillante governo, si dimetterà nell’aprile dell’anno dopo. Il 2000 è l’anno dell’apparizione del Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria a Roma e dei Nuclei proletari rivoluzionari a Milano. A Roma in maggio una bicicletta viene incendiata accanto alla sede della Commissione Giugni, la Commissione sciopero. I suoi membri vengono messi sotto scorta, Gino Giugni, il padre dello Statuto dei lavoratori, è già stato gambizzato nel 1983 dalle Br. A Milano invece, a luglio, sul davanzale della sede della Cisl di via Tadino si trovano due ordigni incendiari. Nella rivendicazione Npr si legge: «Il principio di organizzazione sociale che radica il Patto di Milano ha un contenuto proto o post-nazista che dir si voglia».

Il Patto di Milano

Al Patto di Milano (l’accordo per la collocazione al lavoro tra il Comune e i sindacati Cisl e Uil, senza la Cgil che non firma) ha lavorato anche il giuslavorista Marco Biagi: dall’estate del 2000 viene messo sotto scorta (gli verrà tolta un anno dopo). Il Nipr a Roma si ripresenta con una bomba che esplode il 10 aprile 2001 in via Brunetti, sede dello Iai, Istituto affari internazionali. Nel documento che segue rivendica l’iniziativa dei Npr di Milano alla Cisl nel 2000, e «allo stesso modo riconosciamo e rivendichiamo  l’attacco dei Nuclei Territoriali Antimperialisti del settembre del 2000 contro la sede dell’Ince-Cei di Trieste e il suo contenuto politico». Ecco, ci sono cascati anche loro.

Da un paio di settimane, dopo 13 anni di lavori, ha definitivamente chiuso le attività la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulla mancata individuazione dei responsabili delle stragi. A fine 2000 una torcia elettrica piena di polvere pirica scoppia in una finestra a piano terra dell’edificio dell’Iniziativa Centro Europa e dell’Istituto nazionale Commercio estero di Trieste. La «Risoluzione strategica n.2», trovata a Mestre e Gorizia, parla di una «direzione strategica 12-13-14-15 agosto 2000» ed è firmata da cinque cellule: Carlo Pulcini, Walter Rossi, Barbara Kilster, Nestor Cerpa Cartolini, Giangiacomo Feltrinelli. I Nuclei stanno diventando delle star, e compaiono nelle relazioni dei servizi e del ministro dell’Interno al parlamento come contigui se non collegati alle “nuove Br”. Gli investigatori hanno un problema che si chiama assassini di D’Antona, li cercano ma non li trovano. Non sanno chi o quanti sono i Ncc, Npr, Nipr, Nta, Br Pcc, dicono una trentina in tutto (a cui aggiungere gli anarco-insurrezionalisti), il pericolo terrorismo per motivi diversi può venire esasperato o ridimensionato, resta il fatto che le indagini pare non facciano significativi passi in alcuna direzione (si scoprirà poi, dopo gli arresti per gli omicidi D’Antona e Biagi, che le sigle Npr, Nipr e Br sono ascrivibili alle medesime persone).

Il 2001 è un anno instabile. A maggio, battuto il centrosinistra di Rutelli, sale al Governo il centrodestra di Berlusconi. A luglio si apre il G8 di Genova, preceduto da buste incendiarie (caserma dei carabinieri di San Fruttuoso a Genova, Tg4 a Milano) e dai fatti di marzo a Napoli, al Global forum dell’Ocse. I fatti di Genova occupano le prime pagine dei quotidiani per un paio di mesi, fino all’11 settembre 2001, quando il terrorismo torna alla ribalta, questa volta sul piano internazionale. Tra Genova e le Twin Towers sta l’attentato al tribunale di Venezia del 9 agosto, cinque chili di tritolo e T4. Il giorno dopo la rivendicazione Nta si fa trovare a Mestre. Con uno strafalcione clamoroso: lo Stato è definito «europeista e antimperialista». Antimperialista? L’inimmaginabile errore fa sobbalzare il pm Casson, da subito diffida e lo dice.

Le indagini gli daranno ragione, ma ancora un anno dopo, nell’informativa urgente del Governo al parlamento sull’assassinio del professor Marco Biagi, l’allora ministro dell’Interno Scajola (quello di «Biagi? Un rompicoglioni») ascriverà l’attentato di Rialto agli Nta. Convocato da Casson, che vuole sapere su quali informazioni abbia fondato le sue affermazioni, Scajola ammette l’errore e spiega che le informazioni le aveva prese dalla stampa, il pm allibito fa mettere a verbale. In verità la contrapposizione sull’interpretazione da dare alla rivendicazione Nta per la bomba di Venezia nasce fra procure, tra il veneziano Felice Casson e il pm veronese Papalia: il primo non ci crede, il secondo sì, fanno dichiarazioni divergenti.

La testina rotante

Vent’anni fa titolare dell’inchiesta sul rapimento Dozier, Guido Papalia ha sempre preso sul serio i Nta. «E’ uno bravo» puntualizza Casson. Il settimanale Panorama già nel febbraio 2000 scriveva: «la testina rotante usata tantissimi anni fa dalla colonna brigatista veneta la tristemente nota “Annamaria Ludman” autrice anche del rapimento del generale americano James Lee Dozier è quasi certamente la stessa che ora adoperano gli adepti dell’eversione. Sono gli Nta, i Nuclei territoriali antimperialisti, cioè l’organizzazione che si sospetta abbia, in sintonia con le Br, ucciso il professor Massimo D’Antona».

Questa storia della testina per la macchina per scrivere è capitata a Papalia a fine ’99, c’era un’anomalia con una lettera battuta in un documento, «poi non seguì alcun riscontro» racconta oggi il pm veneziano Luca Marini. «A quella ipotesi è legata la mia prima inchiesta sugli Nta. In mezzo ci finì un tizio, operaio in una fabbrica del trevigiano: avevamo avuto delle segnalazioni, e quindi mandato un infiltrato, uno di Roma, che cercasse di agganciarlo. Nelle intercettazioni ambientali il tizio sembra impressionato da questo nostro infiltrato, insomma lo crede un pezzo grosso dell’eversione, e così arriva a dire che lui quelli dei Nuclei li conosce, quasi si vanta! Non era vero nulla ovviamente».

Panorama a metà agosto del 2001 traccia nuovamente un profilo dei Nuclei: «un gruppo composto da una quindicina di persone. Insospettabili. Abitano tra il Veneto e il Friuli e sono attivi da sei anni. Con l’omicidio D’Antona si sono saldati con le Br. E dopo la bomba di Venezia preparano l’autunno rosso». Altri giornalisti e commentatori vanno più cauti. A gennaio 2003 gli Nta mandano copia di un documento al quotidiano Liberazione, che chiede un parere a Giuseppe De Lutiis: secondo lo studioso una saldatura degli Nta o dei Nipr «con il gruppo che ha ucciso D’Antona e Biagi e si è autodefinito Br sembra difficile». Vittorio Borraccetti, il procuratore di Venezia che poi ha fatto arrestare Razza e soci, a febbraio dello stesso anno dichiara al Corriere della Sera che «al di là della grande produzione cartacea, degli Nta sappiamo davvero poco (…) prove concrete sull’esistenza di un gruppo strutturato non ce ne sono. Forse sarebbe più giusto parlare di singoli personaggi che cercano consenso e visibilità».

A chi si chiede come abbiano fatto Razza e amici a imperversare per quasi 10 anni, Casson risponde «perché era un’anomalia. Uno che si muove come Razza non è prevedibile, non è connesso con altri gruppi, non ha una attività che in qualche modo lo esponga. E’ andata così». Il pm di Trieste Giorgio Milillo precisa: «qualcuno ha indubbiamente esagerato, ma: si poteva minimizzare, o addirittura negare, il fenomeno Nta? E se poi invece si fosse rivelata una vera organizzazione? Non era così, ma questo lo sappiamo oggi».

A fine 2001, in novembre, i Nuclei Territoriali Antimperialisti sganciano a Mestre un documento di 15 pagine in cui, incuranti della sconfessione di Casson e di tre mesi di indagini che portano ad alcuni estremisti di destra, riaffermano la paternità della bomba veneziana.

Documento falso, ma verosimile

Scrivono di Libro bianco, «incremento della flessibilità attraverso nuove, infami tipologie contrattuali», articolo 18. Al Libro bianco ha lavorato con altri Marco Biagi. Al centro del rapporto sulla mancata protezione al giuslavorista, dopo quattro mesi di indagine che seguono l’omicidio, il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti metterà, a riprova della sussistenza della minaccia agli «uomini cerniera», i consulenti per le riforme, proprio questo documento Nta. E’ una situazione paradossale: a fondamento dell’accusa di negligenza per chi avrebbe dovuto occuparsi dei servizi di protezione si mette un documento che indica la giusta direzione pur essendo falso nella formulazione. I servizi sono sotto accusa per non avere trasmesso un documento che diceva una verità, ma che risulterà poi essere opera di un buontempone.

Il 2002 è l’anno dei girotondi. A febbraio a Roma scoppia una bomba accanto al muro di cinta del Viminale, nell’informativa urgente al parlamento Scajola spiega che le indagini vanno in direzione dei gruppi anarco-insurrezionalisti e di «altri gruppi che si richiamano a ideologie eversive» (arriverà un volantino di rivendicazione firmato Brigata 20 luglio, la data della morte al G8 di Genova di Carlo Giuliani).

Gli Nta invece si ripetono nella rivendicazione di un attentato altrui, l’incursione a gennaio nella base aerea delle Frecce Tricolori di Rivolto, Udine, da parte di alcuni uomini con passamontagna (ignoti ancora oggi). Il massimo della spudoratezza lo raggiungono però a ventiquattro ore dall’omicidio di Marco Biagi, quando depositano una loro rivendicazione a Verona, quattro pagine in stile brigatista. Già da mesi si parla e scrive di una possibile saldatura tra Nta e Brigate rosse, ma questa volta anche Scajola non ritiene attendibile la firma. Quattro ore dopo il ritrovamento veronese, la rivendicazione Br arriva via mail in 26 attendibili pagine, il ministro ha già detto alla stampa che l’arma usata per uccidere Biagi è la stessa che ha ucciso D’Antona.

Il 3 marzo 2003, in un treno tra Roma e Firenze, le Br sparano, Mario Galesi viene ucciso, il sovrintendente Polfer Emanuele Petri è freddato con una rivoltellata, Nadia Desdemona Lioce viene arrestata. Una settimana dopo i Nta emettono il «Comunicato n.1 – Campagna Armare la Rivoluzione Antimperialista nelle Metropoli», un paragrafo è dedicato a Galesi, «compagno e militante rivoluzionario» inserito in una lista di «rivoluzionari e militanti comunisti caduti combattendo contro il fuoco assassino di Stato» che comprende anche Giorgiana Masi e Carlo Giuliani. Il «Comunicato n.2» arriva un paio di settimane dopo, accompagnato dall’incendio di un’altra auto Usaf a Maniago, a una decina di km da Aviano.

L’ultimo botto i Nuclei lo fanno a Gorizia: ottobre 2003, una pistola ad acqua riempita di polvere pirica e ficcata in una scatola di metallo, fa saltare la tapparella a una finestra al primo piano dell’ Informest, il Centro di servizi e documentazione per la Cooperazione economica internazionale. La rivendicazione non è però firmata Nta, ma «Brigate Rosse - Guerriglia Metropolitana per la costruzione del Fronte Combattente Antimperialista»: all’ambizione non c’è limite. Nello stesso periodo, gli inquirenti stanno esaminando i computer trovati dopo l’arresto di Lioce e la morte di Galesi, dove fanno la loro comparsa appunti che rivelano la curiosità delle Br per questo strano gruppo armato del Nordest.

La fine della clamorosa beffa arriva Il 22 gennaio 2004: «con la morbida irruzione degli agenti delle Digos del nord est nella mia casa di Maniago, con il mio arresto, si è conclusa l’esperienza dei NTA, i Nuclei Territoriali Antimperialisti, sigla da me fondata nel 1995 e della quale io sono sempre stato l’unico militante» scrive Luca Razza, classe ’67.

Con lui finiscono in manette Gianluca Cosattini, sconosciuto elettricista ventottenne, e Gian Antonio Pigat, neolaureato in scienze politiche con una tesi su Stalin: il primo è indagato per aver preparato la caffettiera del 1996, il secondo per avere coadiuvato Razza nell’azione Informest. Pigat era già stato sentito dagli inquirenti in riferimento al delitto Biagi: le telecamere della stazione di Bologna, città in cui ha studiato, lo avevano inquadrato in quei giorni, la sua audizione non avrà alcun seguito. Una volta beccati (una faccenda di schede telefoniche), le indagini sono fulminee, quando scattano le manette gli investigatori sono ancora convinti di trovarsi di fronte a una qualche struttura di lotta armata, Pisanu dichiara «e’ un altro importante passo in avanti nella lotta al terrorismo interno», ma già dopo 24 ore comincia ad trapelare la verità.

Il bluff viene definitivamente a galla qualche giorno dopo nel carcere di Venezia: in sei ore di interrogatorio Razza racconta, ricostruisce, spiega. «Il caso è chiuso» per il pm Marini, fine delle indagini per «quella che al novanta per cento (“un minimo di cautela è sempre doverosa” dicono i magistrati) sembra essere la truffa Nta» (Repubblica, 13 febbraio 2004). Un minimo di cautela, è tutto quello che resta di anni di allarme terrorismo.

Dopo l’incriminazione Luca Razza ha scritto un tomo di 300 pagine (dice per un importante editore, poi di non volerlo più pubblicare) e ha aperto un sito internet (poi chiuso), annunciato con un bizzarro «Comunicato numero 1 Ex Nta del 19 ottobre 2004 su apertura www.lucarazza.it», dove così parla di sé: «Non quindi solo il “terrorista” (qualifica che rinnego totalmente considerando ben altri i terroristi che insanguinano oggi dovunque il mondo), nemmeno il “rivoluzionario solitario” ma, in questo sito personale, ecco anche la possibilità di conoscere il Luca Razza giornalista, poeta, cantante, situazionista… e casinista. In poche parole: l’uomo Luca Razza». Il comunicato non si chiude questa volta con il classico «onore ai compagni caduti» ma con una dedica: «a Gianantonio, Gianluca e Fabio che NTA non lo sono mai stati». Fabio è Fabio Sgarbul, un anarchico triestino finito in galera a fine 2003 con l’accusa di aver fatto da telefonista per i Nuclei, poi scagionato.

A Venezia al pm Luca Marini è rimasta una domanda: «ancora mi chiedo: perché?», Felice Casson pensa che sì, «Razza può aver fatto tutto da solo, documenti, azioni. Sì, è possibile». Possibile, ma non ancora certo: «poteva non essere solo lui, lo pensano tuttora anche gli investigatori, ci sono cose ancora non del tutto chiare e qualche dubbio resta» precisa il pm di Trieste Giorgio Milillo.

A scanso di equivoci, o più semplicemente perché la burocrazia è sempre in ritardo, nel marzo 2005, a oltre un anno dagli arresti, gli «Anti-Imperialist Territorial Nuclei for the Construction of the Fighting Communist Party» sono stati inseriti dalla Commissione Europea nella lista nera delle sigle del terrorismo internazionale.


Nda: a pubblicazione avvenuta, è giunta la notizia che il pm Milillo ha riconosciuto la completa estraneità alle azioni Nta di Gianantonio Pigat, per il quale ha chiesto l’archiviazione. Il 25 ottobre 2007 Luca Razza è stato condannato a tre anni.

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